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| Relazione Osteggiata. I genitori si mettono in mezzo. Lettera di Nicolai. Scrive: "Perché i genitori devono complicare una relazione che è andata bene per 2 anni e poi loro si mettono in mezzo e rovinano la relazione così che a me viene una rabbia...? Perché la vita è così complicata quando si tratta di amore? E perché i genitori devono complicare tanto le cose?" I genitori cercano di tutelare i propri figli e tutto quello che fanno, giusto o sbagliato che sia o che appaia, lo fanno nella convinzione e nel tentativo di fare del bene, questo credo sia abbastanza evidente. Non sempre ci riescono naturalmente e non sempre ciò che fanno, per essendo giusto, viene apprezzato dai rispettivi figli che non possono sempre avere la piena coscienza e la profondità di visuale che hanno persone adulte che certe situazioni le hanno già vissute, o conosciute, o che dispongono di molta più esperienza di vita vissuta per capire meglio una situazione di come invece possano fare ragazzi adolescenti. Nella lettera non menzioni minimamente quale sia il problema che ha fatto reagire in questo modo i genitori né l'impedimento apportato dai genitori a questa relazione di coppia a distanza di due anni da quando ha iniziato a muovere i primi passi, per cui non è possibile esprimere un commento o dare un consiglio al riguardo. Quello che è certo è che un genitore non fa, e non si mette in una situazione di intralcio alla vita del figlio, per il mero gusto di dargli fastidio, anzi una conflittualità è una fatica e una situazione di stress che anche il genitore, come il figlio, si eviterebbe volentieri. Evidentemente i genitori hanno valutato che questa storia, per il punto in cui è arrivata, o per il punto a cui promette di arrivare, è inopportuno che abbia a continuare, a salvaguardia della libertà, o serenità, o salute, del figlio o della figlia. A volte le scelte dei genitori tarpano le ali alle ambizioni dei figli, ma fa parte dell'essere genitori porre dei limiti ad una generazione che tra l'altro ha già mille conoscenze ed opportunità in più rispetto al passato e sa che la piena libertà di fare tutto quello che si vuole non può essere la risposta ad una necessità invece di educazione e di indirizzo dei propri figli. Educare significa anche dire molti no ai propri figli, purché questi siano sempre dettati dal bene che si vuole loro ed all'obiettivo di fare il loro bene, come quasi sempre è, e un ragazzo può non capire e soprattutto non approvare i limiti posti dai genitori ma fa parte del ruolo di figlio quello di accettare che venga dato lui un argine, pur nella libertà del proprio carattere e delle proprie ambizioni che potrà sempre coltivare. Arriverà con la maggiore età il momento in cui i genitori non avranno più diritto a porre degli argini all'esuberanza ed alla voglia a volte eccessiva dei figli di fare nuove esperienze, e sarà allora che i figli saranno liberi ma un po' più soli di fronte alla possibilità di fare ciò che vogliono - nel rispetto quantomeno delle leggi - ma di fronte anche alla necessità di non commettere errori gravi nella propria vita, grazie all'esperienza accumulata nei primi diciotto anni di vita e grazie anche ai limiti proposti negli anni precedenti dai genitori. Un ragazzo dovrebbe tenere sempre presente che per quanto da minorenne si senta limitato, è destinato ad una lunga vita di libertà grande quanto il mondo, basta aspettare ed usare il tempo di questa prima giovinezza come una palestra per capire il mondo a cui seguirà una libertà grande quanto il mondo stesso. |
| Giovaneamore |