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Bullismo. La scuola deve essere più forte


Lettera di Carlo, un ragazzo di 19 anni della provincia di Parma. Scrive: "Ciao è un bel sito quello che hai aperto.
Mi chiamo Carlo e sono di un paese vicino Parma.
Ti faccio questa domanda.
Vado in quinta per fortuna ma quest'anno ci sono dei ragazzi che se la prendono con ragazzini giovani delle prime classi.
Una volta è venuto anche il preside in classe a chiedere cosa fosse successo ma nessuno ha raccontato le cose come stanno.
A me non dicono niente ma in passato mi è capitato, quando ero in prima e seconda che degli altri facessero un po' i bulli.
Cosa gli passa per la testa per voler sempre fare i gradassi con tutti, a volte anche con i professori?
Perché non li cacciano dalla scuola invece che dargli le note sul registro di cui se ne fregano altamente?"

Il problema del bullismo, più o meno serio, aggressivo, violento, è un problema che probabilmente c'è sempre stato ma che per fortuna ora sta uscendo allo scoperto, la società ne sta prendendo atto e si sta valutando interventi specifici contro questo particolare tipo di eccesso del mondo giovanile.
La scuola è il luogo prediletto dei così detti bulli perché è la scuola per molti versi il centro del mondo degli adolescenti, in cui si intersecano oltre allo studio anche amicizie, conoscenze, amori ma anche appunto tensioni fra ragazzi, rivalità, astio.
Se il mondo della politica sembra essere maggiormente attento al deleterio fenomeno del bullismo, così non sembra essere il mondo della scuola costituito dai suoi operatori, primi fra tutti professori con preside in testa.
Non viene riportato un comportamento deciso e netto nello stroncare il bullismo dentro la scuola sul nascere, né risulta la mano ferma utilizzando quantomeno gli strumenti tipici della valutazione scolastica del comportamento personale, come la sospensione oppure l'applicazione del voto in condotta che incida realmente sul percorso scolastico dell'alunno intemperante.
Non voglio essere troppo negativo ma dagli operatori della scuola sembra emergere una linea di azione improntata al buonismo, al perdonismo, badando sempre troppo ai presunti problemi del bullo, dimenticando distrattamente che chi è meritevole di attenzione ed aiuto non è certo lui in prima battuta, ma la vittima delle sgradevoli attenzioni del bullo.
Speriamo che la nuova attenzione della politica contro questo fenomeno permei anche la scuola stessa, portando maggior rigore a salvaguardia dell'incolumità personale e del diritto a poter studiare serenamente.
Auguriamoci che gli operatori della scuola si regolino come necessario perché quella che hanno offerto fino ad ora è una scuola troppo spesso aperta alle violenze senza nessuna voglia e/o capacità di impedirlo.
Giovaneamore